Riccardo Arrighini
Pur avendo avuto un rigoroso e regolare doppio percorso formativo sotto il profilo tecnico ed artistico, sia nel campo accademico che in quello jazzistico, studiando sia al Conservatorio Boccherini di Lucca e successivamente presso il Berkleee College of Music di Boston (USA), il pianista viareggino Riccardo Arrighini ha saputo mantenere l’estro della propria personalità ed una grande elasticità artistica, e quindi evitare di restare imbrigliato da entrambe le tradizioni: anzi, di queste ha sviluppato una sua personale sintesi, basata non soltanto su di una capacità strumentale di prim’ordine, diremmo virtuosistica (Arrighini è stato praticamente un enfant
prodige, ci narra la sua biografia) ma soprattutto su di una naturale e fluida musicalità.
Una solida esperienza maturata in tanti anni di lavoro sia al fianco di cantanti lirici o del pop, che di celebri solisti del jazz italiano ed internazionale (Francesco Cafiso soprattutto, e poi Lee Konitz, Steve Grossman, Irio De Paula, Gianni Basso, Franco Cerri, Enrico Rava, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Pietro Tonolo, Javier Girotto e molti altri).
Riccardo, pur muovendosi nel filone mainstream del jazz, intelligentemente oggi possiede una sua cifra distintiva, che tra tanti colleghi lo rende un musicista decisamente più interessante e personale. Nelle sue mani la musica classica e persino la lirica (che è un genere di musica che si basa su di una sensibilità apparentemente molto lontana dal jazz), trovano la possibilità di venire osservate da una differente angolazione.
Un trattamento che ne evidenzia, più che i profili esteriori, soprattutto l’intimo nocciolo melodico, il sentimento insito, che questa sua intensa interpretazione sa restituirci, aggiornando e trasfigurando con competenza gli elementi che necessitano di questo trattamento, sempre alla luce di una felicità musicale tutta odierna e tutta personale.
Così Mozart, Verdi, Chopin, Vivaldi, il suo conterraneo Puccini, sino a Morricone, nel suo lavoro non si differenziano dall’utilizzare Berlin, Porter, Arlen o Kern,a “pre-testo” per innescare il lavoro dell’improvvisatore. Lo hanno fatto alcuni grandi jazzisti, in testa il “colosso” Sonny Rollins: quindi Arrighini è in ottima compagnia.
È proprio questo il motivo per il quale il PHONETICA Jazz Festival ha scelto di affidare a lui l’apertura della sua quarta edizione: per ascoltare dell’ottima musica, innanzitutto, ma anche per capire direttamente cosa è la vera libertà, non solo musicale, ma soprattutto mentale, di un artista. |
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