Boris Savoldelli
La "voce", strumento corporeo o concetto simbolico, accompagna dall'inizio il PHONETICA Jazz Festival: e questo nome, si è già detto altre volte, contiene in sé già le nozioni di voce (phoné) ed etica, fuse assieme, perché se una voce simboleggia un'identità, e quindi un artista, essa non può prescindere da una sua personale direzione ideale. Così questa quarta edizione si conclude nel segno di un musicista che in sé riunisce tutte queste caratteristiche, e al meglio.
Boris Savoldelli, bresciano, è senz'altro un fuoriclasse, non solo per tecnica ed espressività ma per aver saputo trovare alla sua voce una collocazione singolare, diventando una sorta di ossimoro musicale: la voce, strumento monodico per eccellenza, con lui trova invece una dimensione polifonica (si autodefinisce col suo consueto humour "the voice orchestra").
Ciò grazie a complesse tecniche fonatorie, ma in più Savoldelli conosce i segreti dell'elettronica, e li ha piegati ad un'espressione più ampia della sua vocalità, conferendo alle sue performances in studio o dal vivo una dimensione non solo corale, ma orchestrale.
Sia che esegua una composizione propria o altrui, sia che improvvisi totalmente libero, Il suo strumento duttile si apre non solo a contrappunti o controcanti delle linee melodiche, ma ad un intero tessuto armonico e ritmico, al servizio di una visione sempre musicale: pur divertendosi Boris ad essere a volte anche spettacolare ed accattivante, ed incarnando come pochi l'idea di "one man band". Lo dimostrerà in questa sua esibizione in solo, dimensione oramai per lui classica in giro per il mondo (è recentissimo un suo trionfale tour in Russia), così come in seno alla comunità orchestrale di Mediterraneo Radicale, vero strumento tra gli strumenti.
Ma Boris Savoldelli è figlio del suo tempo, e la complessità (che proviene dalla
sua matrice jazzistica, appresa dal Maestro Mark Murphy) non può essergli estranea,
né va confusa con l'incoerenza: non c'è incompatibilità tra quel suo solare "light
side", che pesca nel pop, nel rock, la musica rinascimentale, o lo swing dei
primi decenni del secolo scorso - un'ecletticità testimoniata in particolare
nel suo recente "Biocosmopolitan", dove tra l'altro ospita Paolo Fresu e Jimmy
Haslip degli Yellowjackets - e l'improvvisazione più oscura e radicale, quello
che lui invece chiama "dark side", coltivata soprattutto nell'underground newyorkese
(avendo al suo fianco gente come Elliott Sharp e Marc Ribot).
Ma se proprio questo
atteggiamento sembrasse contraddittorio, lo sarà allora nel senso del poeta Walt
Whitman, che in "Canto di me stesso" (un canto molto personale, appunto) scriveva: "Mi
contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini." |
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Maratea
Mercoledì 3 Agosto 2011
Parco di Palazzo Tarantini
ore 22.00
Ingresso libero
Boris Savoldelli solo
Boris Savoldelli voce, elettronica |
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| Boris Savoldelli |
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www.borisinger.eu
foto Adriano Mauri |
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