Cristina Zavalloni Idea Quartet
Per caso Aznavour
Domenica 9 agosto 2009
Palazzo Tarantini, Piazza Europa - Maratea
h 21.30
Cristina Zavalloni - voce
Stefano De Bonis - pianoforte, piano elettrico
Antonio Borghini - contrabbasso e basso elettrico
Cristiano Calcagnile - batteria e percussioni
Alle radici della parola che dà il nome a questo festival, l'abbiamo già detto, troviamo un preciso riferimento alla voce, lo strumento primario e purissimo, che non solo i musicisti usano con spontaneità e che sembra essere a portata di mano. Ma come per tutti gli strumenti che danno gratificazione immediata (ad esempio le percussioni, o il pianoforte), l'insidia è dietro l'angolo, ciò che appare semplice non sempre lo è davvero, o magari lo è solo sino ad un certo punto, dopodiché - per quanto si possa essere dotati - se si desidera un salto di qualità bisogna lavorare duramente, come del resto in tutte le cose della vita.
La voce straordinaria (fuori dall'ordinario) di Cristina Zavalloni ha tra le sue molte doti quella di sembrare estremamente naturale nella sua emissione, nella sua espressione. E in effetti lo è, ma dietro tutto questo c'è un incredibile lavoro tecnico e concettuale, coniugato ad un'insaziabile appetito musicale, anzi culturale, perché basta ascoltare anche un solo brano dalla vocalist bolognese per rendersi conto di quale ampiezza di orizzonti ne animi il canto. Ed il canto vive di aspetti anche esplicitamente semantici, oltre la musicalità in senso stretto e l'espressività in senso lato, in cui il suono si affianca al senso, le note alle parole, le emozioni ai concetti.
Cristina è un caleidoscopio di musiche ed immagini, e nel suo alternarsi tra vari mondi musicali, che nella sua voce sembrano convivere spontaneamente ed organicamente (ma abbiamo detto che l'apparenza a volte inganna, e che dietro la spontaneità c'è volontà ed impegno). Così non è né insolito né incongruo ritrovarla in contesti lirici - il cosiddetto "belcanto" ha svolto un ruolo fondamentale nel suo percorso formativo -, soprattutto nel sodalizio fiduciario che il compositore olandese Louis Andriessen ha stabilito con lei da diversi anni e che l'ha resa la sua interprete di riferimento in varie opere. A questo rapporto privilegiato, la Zavalloni aggiunge importanti contatti e collaborazioni con McMillan, Nyman, de Bondt, Boccadoro, Castaldi, Battistelli, e si cimenta non solo nel contemporaneo, ma anche nel repertorio barocco (Monteverdi) ed in quello moderno anche di ispirazione popolare , da De Falla a Milhaud e Stravinsky. Lavora con direttori quali Martyn Brabbins, Stefan Asbury, Reinbert De Leeuw, Oliver Knussen, David Robertson, Jurjen Hempel, Georges-Elie Octor, Andrea Molino e si esibisce al fianco di organici quali London Sinfonietta, BBC Symphony Orchestra, Schoenberg Ensemble, Sentieri Selvaggi, Musik Fabrik, Orkest De Volharding, Orchestra della Rai di Torino, Los Angeles Philarmonic, ORT, Orchestra Toscanini e molti altri, in una carriera dalla continua ascesa che la porta ad esibirsi nelle stagioni classiche di prestigiosi organismi quali Lincoln Center New York, Concertgebouw Amsterdam, Teatro alla Scala Milano, Palau de la Musica Barcellona, Barbican Center Londra, New Palace of Arts Budapest, Auditorium Parco della Musica Roma, Walt Disney Hall Los Angeles, Teatro La Fenice Venezia.. Nel 2006 tra l'altro, ottiene, con la sua interpretazione del Racconto dall'Inferno di Louis Andriessen pubblicato da Deutsche Grammophon, il Diapason d'Or.
Ma parallelamente a tutto questo, che già sarebbe sufficiente e lusinghiero per tante giovani interpreti (e che le ha fruttato addirittura la definizione di "erede di Cathy Berberian"), Cristina Zavalloni coltiva la sua natura di musicista a tutto tondo, quindi anche di improvvisatrice e compositrice nell'ambito del jazz contemporaneo, sul cui tronco afroamericano innesta elementi che si rifanno alla canzone, alla musica etnica, o a certo rock colto e sperimentale, sempre tenendo d'occhio anche la cultura e la pratica delle songs mutuate dal classico musical statunitense. "Il jazz è la mia lingua madre, quella che ho imparato per prima, quella in cui conto e penso", ci dice, ed una simile dichiarazione ci dà la misura della grande versatilità di questa artista. La sua attività in questo settore viene presentata in diversi tra i migliori festival jazz internazionali (Montreux Jazz Festival, North Sea Jazz Festival, Free Music Jazz Festival di Anversa, Moers Music, Bimhuis di Amsterdam, Umbria Jazz, Rumori Mediterranei di Roccella Jonica, London Jazz Festival, Suoni delle Dolomiti etc.).Con lei al suo fianco da anni il pianista lucano Stefano De Bonis, un grande amico del PHONETICA Jazz Festival, col quale ha dato vita al progetto IDEA, un organico modulare aperto a ospiti di rilievo (Michel Godard, Yves Robert, Gianluca Petrella, Gabriele Mirabassi etc.) che per questo progetto utilizza la formula del quartetto, assieme ai contributi oramai indispensabili di una giovane ritmica di grande efficacia, con Antonio Borghini al contrabbasso e basso elettrico (strumento sfruttato anche in maniera inconsueta per un organico di jazz) e Cristiano Calcagnile a batteria e percussioni, anch'essi musicisti certo non convenzionali, al servizio di una scrittura dalle stesse caratteristiche.
Oggi è questo lo scenario sonoro in cui Cristina Zavalloni si muove e ricerca, con serena e sorprendente spregiudicatezza, condita da una sotterranea, persistente e surreale ironia, giungendo a far convivere il proprio accurato lavoro di autrice con brani che mai avremmo pensato si potessero utilizzare come veicolo di riflessione aggiornata, quelle canzoni di Aznavour che sono cristallizzate nella memoria e nel cuore di tanti di noi, ma che oggi sono riportate a nuova vita e vestono panni nuovi (il tutto è contenuto in "Solidago", nuovissimo lavoro pubblicato quest'anno per l'etichetta EGEA). Ma la sensibilità di una cantante (anzi di una "musicista totale", per dirla sempre con Gaslini), di un'artista come Cristina, la sua intelligenza, il suo coraggio, possono praticamente tutto.
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