Andrea Centazzo
R-Evolution (Charles Darwin's New World)
Sabato 8 agosto 2009
Piazza della Chiesa Madre (S. Maria Maggiore) - Maratea
h 21.30
Prima esecuzione assoluta
Un celeberrimo musicista italiano, noto per la sua trasversalità artistica ante litteram, il pianista e compositore Giorgio Gaslini, ipotizzò (e mise in pratica) negli anni Settanta la teoria della "Musica Totale", e con essa la figura correlata di un musicista pronto, se non a tutto, ad incarnare questo concetto come improvvisatore, interprete e/o compositore. Gaslini da sempre (e sino ad oggi, dato che è ancora pienamente in attività) si è collocato a cavallo tra la musica accademica ed altre musiche: il jazz in particolare, soprattutto nella sua accezione più aggiornata, almeno per quegli anni, il che vuol dire una miscela organica e stimolante appunto di improvvisazione e composizione, di caratteri afroamericani, di colori e climi legati all'avanguardia europea del Millenovecento, di sonorità inusitate ottenute con l'elettronica o con le risorse acustiche dell'orchestra in accezione ampia, di inserti provenienti dalle tradizioni etniche di popoli distanti da noi e tra loro.
Gaslini è stato il primo leader importante sotto cui Andrea Centazzo ha militato, ed evidentemente le coincidenze (ma non casualmente) tra loro sono numerose e sorprendenti, anche se messe in pratica secondo modalità molto differenti tra i due artisti citati.
Centazzo, udinese, classe 1948, nasce come batterista rock e jazz autodidatta, trovando quindi negli incontri giusti (tra cui appunto Gaslini, e poi grandi maestri come Steve Lacy, Don Cherry, Albert Mangelsdorff, Franz Koglmann, Evan Parker, Derek Bailey, Barry Guy, Lol Coxhill, Alvin Curran, Gianluigi Trovesi, il Rova Saxophone Quartet, John Zorn, Tom Cora, Eugene Chadbourne Fred Frith, Henry Kaiser, Teo Jöergesmann, Toshinori Kondo per citarne solo alcuni), avvenuti a partire dai primi anni Settanta, la motivazione per ampliare il suo linguaggio strumentale e solistico (legandolo all'ampliamento persino fisico del suo armamentario strumentale, ricco di quintali di tamburi, piatti, gong e percussioni sia acustiche che elettroniche). Di qui anche il coraggio di suonare in solo performance, come lo incoraggiò a fare col suo esempio ed il suo insegnamento un altro grande master drummer, lo svizzero Pierre Favre (un lavoro fondamentale in questo senso è "Indian Tapes", triplo album dedicato ai nativi americani, pubblicato come gran parte dei suoi lavori sulla sua storica etichetta Ictus), e di qui discende inoltre l'ampiezza di orizzonti musicali in termini di respiro sonoro e compositivo che oggi ne fanno un musicista indefinibile, dell'ambito (la cosiddetta "scuola minimalista") e del livello di un Philip Glass, di uno Steve Reich, di un Terry Riley, applicate le debite differenze. Centazzo conseguirà dagli anni Ottanta in poi una notevole serie di titoli e premi, conseguendo tra l'altro un diploma in musicologia all'Università di Bologna (ha sempre svolto intensa attività didattica anche in università, pubblicando manuali e saggi) e ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio Speciale della Critica Discografica Italiana, il Downbeat Poll americano, l'International Video Festival di Tokyo, il francese Prix Arcanal, il Jazz Forum Critic's Poll statunitense, il Bruce Chatwin Award in Italia, ilDramalogue Award negli USA, il Music Movie Award, in Polonia ed altri ancora, sia per la musica che per il video.
Avrà anche modo di studiare e collaborare con personaggi fondamentali della musica contemporanea italiana, come Sylvano Bussotti e Armando Gentilucci. Alla fine degli anni Settanta darà inoltre vita in Italia al suo primo grande organico, la Mitteleuropa Orchestra, in cui ovviamente confluiranno improvvisatori jazz ed interpreti accademici, e le cui ispirazioni pescheranno in varie direzioni, tra cui la figura del conterraneo Pier Paolo Pasolini.
Stiamo perciò parlando di un musicista internazionale di statura assoluta, che alla percussione jazz e contemporanea fa riferimento costante come radice nutritiva per la sua ispirazione, dando vita ad una musica che alla ricchezza lussureggiante del ritmo riesce ad ancorare una scrittura dagli ampi profili armonici e melodici, e che sorprende sempre per la raffinata ricerca timbrica e per il saper affiancare forme e mezzi tra loro molto differenti. Così non è stato insolito, soprattutto dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti, a Los Angeles, trovare in questi ultimi trent'anni Andrea Centazzo impegnato nella stesura e nell'esecuzione (come direttore ma anche come esecutore) di lavori orchestrali come di opere liriche o di colonne sonore , con orchestre sinfoniche o jazz, ensembles percussivi, piccoli e medi gruppi, a volte dall'organico insolito, con spettacoli multimediali legati al video (come quello di questa sera), ed intrisi man mano sempre più di caratteri dell'Estremo Oriente, alle cui mitiche suggestioni sonore ed alla cui disciplina non solo artistica, ma anche filosofica Andrea è legato da sempre (in particolare nel lavoro "Sacred Shadows", realizzato con percussionisti balinesi). Oggi, nel riprendere la sua militanza di improvvisatore anche nell'ambito del jazz, Centazzo collabora nuovamente con molti musicisti, tra giovani e più esperti, tra cui Perry Robinson, Guido Mazzon, Nobu Stowe, Hans-Petter Salentin, Sylwia Bialas, Marco Cappelli, Anthony Coleman ed altri.
Ultimamente si e' dedicato anche alla regia e scrittura teatrale, dirigendo, oltre alle sue opere in Italia con importanti attori italiani (Ottavia Picolo, Massimo Dapporto, Moni Ovadia, Anna Buonaiuto ecc.) anche lavori teatrali in USA, suoi e di altri autori.
Qui a Maratea stasera viene presentato in prima mondiale il suo nuovo lavoro, basato sul collaudato binomio musica + video, dedicato alla figura di Darwin (di cui ricorrono quest'anno i duecento anni dalla nascita) ed alla necessità di nuovo illuminismo in un mondo che pare ripiombato in una sorta di medioevo, al necessario trionfo della ragione e della bellezza e verità che provengono dalla natura. L'utilizzo contemporaneo, in tempo reale, di innumerevoli percussioni acustiche ed elettroniche, di sequenze processate via computer, di video mozzafiato (da lui stesso realizzati e curati nella regia), imperniati sul mare come ambiente primario dell'evoluzione naturale (forse anche come simbolo dell'elemento amniotico materno), realizzati digitalmente o negli scenari naturali di Asia, Sud America e Africa, dal Madagascar alle Galapagos, fanno di questo spettacolo, diviso in cinque parti, un veicolo di grandi, sorprendenti emozioni e suggestioni. Quest'ultimo ben si inserisce in un palmares di suoi precedenti lavori dedicati a figure come Leonardo ed Einstein.
Andrea Centazzo: un "musicista totale", appunto, capace di una ciclica freschezza ed energia, con lo strumento e la musica, immanente e trascendente, che all'astrazione estrema della disciplina compositiva affianca senza apparente sforzo - nonostante dietro vi sia un lavoro enorme - la militanza diretta dell'esecuzione dal vivo, l'amore per l'artigianato strumentale che oggi lo riporta (dopo una parentesi durata molti anni anche per motivi fisici) ad improvvisare in solo dal vivo. E in fondo anche lo stesso strumento prescelto sin da giovanissimo ne simboleggia il carattere: la concretezza materica delle pelli affiancata alla spiritualità aerea dei metalli.
(P.s.: Andrea potrebbe anche imbarazzarsi per quanto segue, ma azzardiamo che osservandolo all’opera ci viene in mente quasi quasi la forma mentis e la prassi di un Johann Sebastian Bach: da un lato c’è il teorico assoluto dell' “Arte della fuga ”, un lavoro fondamentale scritto per nessuno strumento in particolare, adatto pertanto a simboleggiare la musica in forma purissima e svincolata dalle contingenze materiali; e dall’altro, contemporaneamente, l’organista improvvisatore sul filo del basso numerato, pronto a “sporcarsi le mani” col lavoro sul proprio strumento, e che in qualche modo potrebbe essere considerato il primo jazzista di tutti i tempi... Ma fate finta di non averlo letto, e non ditegli niente, se lo incontrerete.)
Programma
1) THE BEAGLE'S JOURNEY I (Galapagos)
2) THE BEAGLE'S JOURNEY II (Indonesia)
3) THE BEAGLE'S JOURNEY III (Madagascar, Mauritius)
4) TRANSPARENT LIFE (Jelly fish dance)
5) LIFE-WATER-LIFE (Homage to the principle of life)
6) THE CHAIN IN THE DEEP (Food chain in the ocean)
7) FINALE
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