RICCHEZZA E POVERTÀ
Maratea vive da sempre la sua condizione di luogo unico e complesso, ed è questa la sua ricchezza. Il suo territorio che accosta montagna e mare, la sua lunga storia culturale che ha fatto incontrare qui persone, lingue ed accenti provenienti a loro volta da altre storie lunghe e complesse, questo essere un affascinante laboratorio simbolico sono caratteristiche che ne costituiscono la ricchezza peculiare e ne tracciano la direzione verso cui essa sempre più dovrà investire il suo futuro. Questa è la riflessione che in questo luogo potremmo fare tutti, cittadini ed ospiti.
Il linguaggio, i linguaggi (compreso quello dell'arte) servono innanzitutto a trasmettere informazioni, esperienze, riflessioni ed elaborazioni, quindi si evolvono e si perfezionano costantemente. Quanto più si fanno complessi, tanto più servono a generare ricchezza. La complessità proviene dalla diversità che ciascuno di noi possiede, un dono che ci fa ricchi ed unici, e che dovremmo saper condividere e confrontare con gli altri. Dovremmo diffidare allora di chi ci vorrebbe tutti uguali, omologati, e saper investire il nostro lavoro, il nostro futuro in questa nostra unicità, perché solo la ricchezza (che è anche quella del lavoro, cioè del sapere e volere fare qualcosa) genera ricchezza.
La normalità dell'uomo, essere creativo per eccellenza, non è incontrare tanti propri cloni, la normalità è che ciascuno segua la propria strada, la propria storia. Dovremmo saper riconoscere ed apprezzare la diversità, l'originalità; e dovremmo avere in noi la voglia di capire cosa ci relaziona agli altri e cosa invece ciascuno di noi ha di personale, qualcosa che non si potrà mai comprare in nessuna catena mondiale di abbigliamento.
Questo Festival cercherà di parlare proprio di questo, di come la complessità sia ricchezza. "PHONETICA" è un nome complesso (il suo etimo è tra greco e latino, come quello del Golfo di Policastro, e forse anche di Maratea): in esso convivono la phoné, la voce, lo strumento primario, quindi il suono, ma anche il linguaggio che la voce trasmette, così come l'etica, l'interrogarsi su di un comportamento, sulla sua ragione profonda, sul senso di una scelta verso una direzione. Il festival intende tracciare questo percorso tra i confini dei suoni del mondo, mostrare la convivenza positiva e costruttiva dei tanti linguaggi della musica (che non è, non può essere solo quella che passa in tv).
Vuole esprimere un movimento contro il sempre più diffuso immobilismo delle coscienze e dei sentimenti, vuole essere un'occasione di crescita, perché l'espressione musicale, artistica, non può essere solo semplice divertimento, o peggio vuoto intrattenimento, avere la semplice funzione di sottofondo plastificato per le nostre chiacchiere o di meccanico ed ossessivo stimolo ritmico alla danza, ma ha anche il compito di commuoverci, di evocare la nostra parte più positiva, di farci riflettere e migliorare, trovando ciascuno una propria relazione diretta, intima, con la musica e con noi stessi. Questa è l'ambizione del "PHONETICA JAZZ FESTIVAL": forse un po' eccessiva, ma senza le ambizioni l'uomo sarebbe scomparso, o regredito al rango di animale non-culturale.
Apprezzate allora la ricchezza di ciascun artista ospite in questo festival, il mondo di cultura, di competenze, di intelligenza, di sensibilità, di umanità, di bellezza che egli incarna, che è alla base della sua espressione. Qualcosa che non abbia in sé nulla da dire non può trasmetterci nulla, può solo impoverirci, farci perdere tempo e speranze. Un'espressione che non esprimesse alcuna idea sarebbe un ossimoro, una contraddizione in termini, un paradosso linguistico, in definitiva uno spreco: e sprecando non accumuliamo, non creiamo ricchezza, non guardiamo al futuro, ma ci impoveriamo. Diteci: ma a chi piacerebbe essere povero, sia pure di spirito?
Aldo Bagnoni
Direttore Phonetica Jazz Festival |
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